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Benvenuto

Mettiti comodo e...

accendi la tua pipa

" Mastro Rudy

    Artigiana "

"  Sette   pipe   per   sette   giorni  "

Hello everyone.

Mastro Rudy Artigiana wants to be the creative of the past where the pipes in their artistic expression want to narrate the emotions that I keep inside and that is why, I know no machines except my hands.

I apologize to all of you visitors if you will find it written all in Italian but you, if you find one of my creations (unique pieces) interesting, contact me via email florindo.formichetti@gmail.com or write me in my messenger Florindo Formichetti and who knows that you will not find your collection It is also interesting to add a Mastro Rudy Artigiana.

See you soon and ...

good smoke everyone.

Get comfortable and light your pipe


Benvenuto nella Mastro Rudy Artigiana, un progetto che nasce dalla passione per il mondo della pipa che mi ha trasmesso mio suocero 

( il Mastro Rodolfo Sanchini ).

Una pipa lui, una pipa io.

Ricco di contenuti interessanti ed esclusivi questo progetto, dove l'erica arborea viene lavorata esclusivamente a mano e dove ogni pipa è un pezzo d'arte unico, intende dare voce alle emozioni interiori. Esplora il mio sito; mi auguro che la Mastro Rudy Artigiana, possa accendere anche la tua passione e farti trovare, chissà perché no, anche la tua pipa da conservare nella tua collezione privata.

 
Craft Materials

Oggigiorno la maggior parte delle pipe in vendita sono costruite in radica. Questo legno non è però l’unico materiale con il quale è possibile costruire una pipa, soprattutto non lo era nel passato. Ecco una rapida sintesi dei principali materiali usati per la costruzione delle pipe.
Radica
[filefield-onlyname-original]È il legno per eccellenza anche se in realtà lo si usa solo a partire dai primi decenni dell ’800. Per la fabbricazione dei fornelli da pipa si utilizza il cosiddetto “ciocco”, una sorta di rigonfiamento della parte iniziale della radice di Erica arborea (un arbusto sempreverde tipico delle regioni mediterranee) che cresce appena sotto terra. Il vantaggio principale della radica è dato dalla sua resistenza al calore (che evita la formazione di crepe nel fornello durante la fumata) e alla combustione (non rischiate troppo di bruciare la pipa stessa).
Altri legni
[filefield-onlyname-original]La radica non è l’unico legno con il quale si possono costruire le pipe. Teoricamente qualsiasi tipo di legno può essere utilizzato e soprattutto prima del ’900 un po’ ovunque si costruivano pipe con i legni reperibili in loco. In pratica solo un numero limitato di legni si presta alla costruzione di pipe di buona qualità (possibilità di lavorazione, resistenza alla combustione ecc.). Tra i legni ancora oggi utilizzati vi sono il Ciliegio, l’Ulivo, il Frassino, la radica di Corbezzolo e il Limone (nella foto). Si tratta in ogni caso di legni meno resistenti alla combustione e al calore e quindi meno “adatti”, o perlomeno sono consigliabili a fumatori già esperti.
Morta
Merita una menzione particolare la cosiddetta Morta (bog oak in inglese). Si tratta di legno semifossile (qualche migliaio di anni) di quercia (oak in inglese). Le pipe in Morta sono generalmente di dimensioni medio-piccole e sono di colore grigio scuro. La scarsa reperibilità (sul mercato, sottoterra v’è n’è parecchia…) e le difficoltà di lavorazione (il legno stagionando tende a creparsi) fanno sì che le pipe di Morta siano abbastanza care.
Schiuma di mare
[filefield-onlyname-original]Le mitiche Meerschaum molto di moda tra fine ’800 e inizio ’900. Si tratta di pipe construite in Sepiolite, un minerale bianco (ma ingiallisce con le fumate) e molto leggero, abbondante in Turchia e in alcune regioni dell’Africa. Inizialmente se ne trovavano pezzi che galleggiavano sul Mar Nero (da dove il nome…). Oggi la sepiolite viene estratta da giacimenti sotterranei. La facilità di lavorazione di questo minerale permette di creare fornelli che sono vere e proprie sculture. Il loro principale “difetto” è la fragilità.
Argilla
[filefield-onlyname-original]È uno dei materiali con cui venivano fabbricate buona parte delle pipe prima dell’avvento della radica. Di color panna queste pipe si caratterizzano per un lungo cannello diritto. La facilità di fabbricazione e la loro economicità ne spiegano il successo. Oltre la loro fragilità, lo svantaggio principale è dato dal forte riscaldamento in fumata. A volte vengono chiamate, un po’ impropriamente, “pipe di gesso” o “pipe di terra”.
Porcellana
[filefield-onlyname-original]La porcellana costituiva l’alternativa di “lusso” all’argilla. Come la sua sorella è fragile e facilmente sur riscaldabile e l’avvento della radica ne ha decretato il declino. Particolarmente eleganti le pipe di porcellana danesi dipinte di blu (qui a fianco una Royal Copenhagen), la cui produzione è continuata fino agli anni ’80 del XX secolo.
Metallo
[filefield-onlyname-original]Generalmente costituite da un cannello in metallo al quale viene avvitato un fornello in radica. Esistono anche modelli con il fornello di metallo. A parte la resistenza, una pipa in metallo è più una questione di “stile” che di “utilità” oggettiva. La Falcon è la marca più rinomata di tali pipe. Che dire? Una Falcon o si ama o si odia.
Pannocchia
[filefield-onlyname-original]Prodotte soprattutto negli States sono pipe da battaglia. Di qualità non eccelsa (bruciano con una certa facilità e tendono a restituire il gusto di pannocchia…), hanno il vantaggio di essere poco care e di fornire una fumata fresca. Come le Falcon, la pipa in pannocchia o si ama o si odia.

 

La Mastro Rudy Artigiana

 

La vita può essere un gioco o un dramma.

Una pipa in bocca aiuta a giocare un po' con quel pizzico di cultura che permette un godimento totale della propria esistenza su questa terra.
Arnoldo Foà

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La Pipa

L'Architetto Diego Morlin nel suo libro "I migliori marchi italiani" pubblicato a Luglio 2020 scriveva così del Mastro Rodolfo 
" Una figura importante è stata quella di Rodolfo Sanchini, un creativo che diede molta ispirazione al mondo della pipa per forma, rifiniture e tecniche che sperimentava. "

 

Mastro Rudy, Sanchini Rodolfo

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Mastro Rudy  Artigiana è un piccolo progetto legato alla mia passione e a quella che mi ha trasmessa mio suocero Sanchini Rodolfo.

E quella passione, mi  cresce giorno per giorno.

Spero che ti piacerà navigare nel mio blog e leggere tutti i contenuti esclusivi che offro. Dai un'occhiata in giro, potresti scoprire qualcosa che ti appassionerà. 

Il Mastro Bruto Sordini "Don Carlos Pipe" nel blog Pipasytabaco.es in quel del fumo lento spagnolo, scriveva così:" Volevo nuove idee, nuove forme, nuovi spazi. Molti pomeriggi Rodolfo (il più visionario degli artigiani pesaresi) veniva in bottega e ogni volta qualcosa di diverso gli pendeva dalla bocca, qualcosa di mai visto prima, che mi lasciava sempre di stucco. "

 
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𝑃𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝐺𝐴𝑀𝐵𝐼𝐸𝑅

𝐿𝑎 𝑝𝑖𝑝𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑔𝑖𝑙𝑙𝑎

– 𝑑𝑖 𝑃𝑎𝑜𝑙𝑜 𝑆𝑎𝑛𝑐h𝑖𝑛𝑖 per

http://florindoformichett.wixsite.com/mastrorudyartigiana

𝑃𝑒𝑛𝑠𝑜 𝑐h𝑒 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑝𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑔𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑠𝑖𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑒 𝑞𝑢𝑖𝑛𝑑𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑣𝑒𝑟ò 𝑎 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑟𝑙𝑎, 𝑖𝑛 𝑚𝑜𝑑𝑜 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑖𝑛𝑡𝑜, 𝑝𝑒𝑟 𝑖 𝑝𝑜𝑐h𝑖 𝑜 𝑚𝑎𝑔𝑎𝑟𝑖 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖 𝑐h𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑜𝑠𝑐𝑜𝑛𝑜.

𝑂𝑔𝑔𝑖 𝑙𝑎 𝑟𝑎𝑑𝑖𝑐𝑎 𝑙𝑎 𝑓𝑎 𝑑𝑎 𝑝𝑎𝑑𝑟𝑜𝑛𝑎 𝑚𝑎 𝑛𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝑓𝑢𝑚𝑜 è 𝑣𝑒𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙’ 𝑢𝑙𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑡𝑎 𝑠𝑒 𝑠𝑖 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑑𝑒𝑟𝑎 𝑐h𝑒 𝑓𝑢 𝑠𝑐𝑜𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑎𝑡𝑡𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑎𝑙 1860.

𝐼𝑙 𝑡𝑎𝑏𝑎𝑐𝑐𝑜 𝑒𝑑 𝑖𝑙 𝑓𝑢𝑚𝑜 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑙’ 𝑢𝑜𝑚𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑛𝑜𝑡𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑖.

𝐿’ 𝑎𝑝𝑜𝑔𝑒𝑜 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑟𝑖𝑡à 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑝𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑟𝑔𝑖𝑙𝑙𝑎 𝑙𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑖 𝑠𝑒𝑐𝑜𝑙𝑖 𝑋𝑉𝐼𝐼𝐼 𝑒 𝑋𝐼𝑋. 𝑁𝑜𝑛𝑜𝑠𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑢𝑎 𝑓𝑟𝑎𝑔𝑖𝑙𝑖𝑡à, 𝑖𝑙 𝑏𝑎𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑜 – 10 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑒𝑠𝑖𝑚𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑣𝑒𝑐𝑐h𝑖𝑜 𝑓𝑟𝑎𝑛𝑐𝑜- 𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑜𝑠𝑠𝑖𝑏𝑖𝑙𝑡à 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑠𝑡𝑖𝑡𝑢𝑖𝑟𝑙𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑟𝑜𝑡𝑡𝑢𝑟𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑡𝑟𝑜𝑝𝑝𝑖 𝑝𝑟𝑜𝑏𝑙𝑒𝑚𝑖 𝑛𝑒 𝑓𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑙𝑎 𝑝𝑖𝑝𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑠𝑜𝑙𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙 𝑜𝑝𝑒𝑟𝑎𝑖𝑜.

𝐿𝑎 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑖𝑎 𝑜𝑟𝑖𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑙𝑜, h𝑎 𝑣𝑖𝑠𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑖𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑓𝑎𝑏𝑏𝑟𝑖𝑐h𝑒 𝑡𝑟𝑎 𝑙𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖 : 𝐷𝑢𝑚é𝑛𝑖𝑙, 𝐹𝑖𝑜𝑙𝑒𝑡, 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟, 𝐻𝑒𝑟𝑚𝑒𝑙, 𝑆𝑎𝑖𝑙𝑙𝑎𝑟𝑑 𝐴î𝑛é, 𝑒 𝐺𝑎𝑢𝑡𝑒𝑟𝑜𝑛 𝑚𝑎 𝑙𝑎 𝑐𝑖𝑡𝑡à 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑣𝑒𝑡 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐴𝑟𝑑𝑒𝑛𝑛𝑒 𝑜𝑠𝑝𝑖𝑡𝑎𝑣𝑎 𝑙𝑎 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟, 𝑠𝑖𝑐𝑢𝑟𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑖𝑙 𝑚𝑎𝑟𝑐h𝑖𝑜 𝑝𝑖ù 𝑓𝑎𝑚𝑜𝑠𝑜.

𝐿𝑎 𝑝𝑖𝑐𝑐𝑜𝑙𝑎 𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟, 𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎 𝐽𝑒𝑎𝑛 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟 𝑛𝑒𝑙 1780, 𝑠𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑎𝑛𝑠𝑒 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑣𝑒𝑙𝑜𝑐𝑒𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑑𝑖𝑣𝑒𝑛𝑖𝑟𝑒 𝑑𝑜𝑚𝑖𝑛𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑖𝑙 1840 𝐿𝑎 𝑓𝑖𝑛𝑒𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑎𝑙𝑐h𝑖,𝑙𝑒 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖 𝑒 𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑛𝑛𝑒𝑔𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑖𝑡à 𝑓𝑎 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑙’𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 80-90.000 𝑝𝑒𝑧𝑧𝑖 𝑎𝑙 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑚𝑎 𝑠𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑚𝑎𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑎𝑑 𝑢𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑖𝑝𝑜 𝑖𝑛𝑑𝑢𝑠𝑡𝑟𝑖𝑎𝑙𝑒. 𝐿𝑒 𝑝𝑖𝑝𝑒 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑚𝑒𝑟𝑎𝑣𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜𝑠𝑒 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑖𝑚𝑜𝑛𝑖 𝑑𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜.

𝑆𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑒𝑟𝑎𝑛𝑜 𝑏𝑒𝑛 𝑑𝑒𝑐𝑜𝑟𝑎𝑡𝑒 𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑟𝑖𝑡𝑟𝑎𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑎𝑔𝑔𝑖 𝑒 𝑓𝑟𝑎 𝑖 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑏𝑏𝑖𝑎𝑚𝑜 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑡𝑜 - 𝐴𝑙𝑒𝑠𝑠𝑎𝑛𝑑𝑟𝑜 𝐼𝐼 𝑑𝑖 𝑅𝑢𝑠𝑠𝑖𝑎, 𝑁𝑎𝑝𝑜𝑙𝑒𝑜𝑛𝑒 𝑒 𝑉𝑜𝑙𝑡𝑎𝑖𝑟𝑒.

𝐼 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟, 𝑖𝑛 𝑡𝑎𝑛𝑡𝑒 𝑝𝑖𝑝𝑒, h𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐𝑜𝑚𝑚𝑒𝑚𝑜𝑟𝑎𝑡𝑜 𝑒𝑣𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑒 𝑙𝑜 𝑠𝑓𝑜𝑛𝑑𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑎𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑑𝑖 𝑆𝑢𝑒𝑧 𝑜 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑇𝑜𝑟𝑟𝑒 𝐸𝑖𝑓𝑓𝑒𝑙. 𝐼𝑙 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑝𝑖ù 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑓𝑢 𝑙𝑎 𝑡𝑒𝑠𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑎𝑐𝑜𝑏𝑏𝑒, 𝑝𝑎𝑡𝑟𝑖𝑎𝑟𝑐𝑎 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜.

𝐿𝑎 𝑙𝑢𝑛𝑔𝑎 𝑏𝑎𝑟𝑏𝑎 𝑑𝑖 𝐺𝑖𝑎𝑐𝑜𝑏𝑏𝑒 𝑓𝑜𝑟𝑛𝑖𝑣𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑏𝑢𝑜𝑛𝑎 𝑝𝑟𝑒𝑠𝑎 𝑒𝑑 𝑒𝑣𝑖𝑡𝑎𝑣𝑎 𝑑𝑖 𝑠𝑐𝑜𝑡𝑡𝑎𝑟𝑠𝑖 𝑙𝑒 𝑑𝑖𝑡𝑎. 𝐿'𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝐺𝑎𝑚𝑏𝑖𝑒𝑟 𝑖𝑚𝑝𝑖𝑒𝑔𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 600 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝑒𝑑 𝑎𝑣𝑒𝑣𝑎 𝑢𝑓𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑑𝑖 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑖𝑡𝑎 𝑎 𝑃𝑎𝑟𝑖𝑔𝑖 𝑒 𝐿𝑜𝑛𝑑𝑟𝑎.

𝑁𝑒𝑙 𝑙𝑜𝑟𝑜 𝐶𝑎𝑡𝑎𝑙𝑜𝑔𝑜 𝑠𝑖 𝑎𝑟𝑟𝑖𝑣𝑜 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 2000 𝑚𝑜𝑑𝑒𝑙𝑙𝑖.

𝐶𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑖𝑚𝑎 𝑔𝑢𝑒𝑟𝑟𝑎 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑖𝑎𝑙𝑒 𝑙'𝑎𝑧𝑖𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑒𝑏𝑏𝑒 𝑢𝑛 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑜 𝑑𝑢𝑟𝑖𝑠𝑠𝑖𝑚𝑜. 𝐸𝑠𝑠𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑜𝑠𝑖𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑡𝑎 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑒 𝐴𝑟𝑑𝑒𝑛𝑛𝑒, 𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑜 𝑑𝑒𝑖 𝑐𝑜𝑚𝑏𝑎𝑡𝑡𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖, 𝑙𝑎 𝐺𝑖𝑣𝑒𝑡 𝑓𝑢 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑡𝑎 𝑒 𝑙'𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖𝑡à 𝑑𝑜𝑣𝑒𝑡𝑡𝑒 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑟𝑜𝑡𝑡𝑎.

𝑁𝑜𝑛 𝑟𝑖𝑢𝑠𝑐𝑒𝑛𝑑𝑜 𝑎 𝑟𝑖𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑟𝑠𝑖 𝑑𝑎𝑙 𝑐𝑜𝑙𝑝𝑜 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑡𝑜, 𝑑𝑜𝑝𝑜 𝑣𝑎𝑟𝑖 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑑𝑖 𝑟𝑖𝑠𝑜𝑙𝑙𝑒𝑣𝑎𝑟𝑠𝑖, 𝑛𝑜𝑛 𝑟𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑎𝑙𝑡𝑟𝑜 𝑐h𝑒 𝑙𝑎 𝑐h𝑖𝑢𝑠𝑢𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑙 1926.

 
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Il Mastro dei Mastri

Bruto Sordini

A Cagli vive e opera un monumento dell’artigianato italiano:

Bruto Sordini.

Cagli, un paesino abbarbicato sulle montagne marchigiane; spesso fa freddo sino a giugno, spesso piove: è un luogo magico.

Meno famosa della vicina Acqualagna, non è il focolare della vendita di quel profumatissimo fungo tuberoso chiamato Tartufo; apparentemente è un paesino come tanti altri della provincia Italiana.

Bruto è un uomo concentrato, a tratti timido e che non sempre ama parlare di se stesso eppure ha una conoscenza artistica non comune, una passione maniacale per l’opera lirica (di cui ha una conoscenza enciclopedica) e due mani che dovrebbero divenire patrimonio del Unesco.

Cosa ci spinge a dire questo?

Conosco Bruto da molto prima di lavorare in tabaccheria, esattamente da quattordici anni e in lui vedo una figura chiave della storia dell’artigianato italiano.

Bruto, costruisce pipe e le sue creazioni sono marchiate col nome:

“Don Carlos”

Questo sin dal 1990, ma Bruto costruisce pipe da quarantanni! Il suo zampino si ritrova in quasi tutti i marchi fondati negli ultimi 40 anni (almeno nelle Marche).

Il suo percorso professionale e umano, lo ha visto prima operaio, poi coadiuvante e infine magma creativo di quel movimento artistico\ artigiano che è la Scuola pipaia Marchigiana.

come vi raccontavamo qui.

Da Ser Jacopo a Ceppo, da Mastro de Paja a Fiamma di re Bruto era presente sempre e volta dopo volta ha contribuito a creare il suo personalissimo punto di vista.

Nel suo laboratorio

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coadiuvato da sei operai era arrivato a produrre sino a duemila pipa l’anno e produceva anche pigini e accendini e piccoli oggetti da fumo perché fare pipe all’epoca era occuparsi di tutto il mondo del lento fumo.

In quegli anni tutto sembrava andare per il meglio: Bruto aveva la sua piccola realtà in cui lui era il fulcro di tutto, il mondo cominciava conoscere questo irsuto pipemaker  ed ad apprezzarne il lavoro così brillante e così unico..

Qualcosa però non andava bene; non poteva lavorare come veramente voleva lui, era sempre a servizio del laboratorio e non il laboratorio a servizio suo.

Fra beghe con gli operai o momenti in cui non riusciva a creare nulla di nuovo ma solo a ripetere ciò che già sapeva, non era proprio soddisfatto di se stesso.

Qualcosa non lo convinceva: nonostante vendesse tutte le duemila pipa in ogni angolo del mondo, qualcosa non era come voleva lui; era arrivato alla sua massima espressione artigiana, ma non era ancora entrato in uno stato di totale astrazione in cui la creatività diviene unica compagna del lavoro; non era ancora entrato in quel luogo in cui le idee si fondono con argomentazioni e sofismi che ai più sono incomprensibili: non era ancora entrato nel “creare” rimaneva ancorato al “Fare”

19 ottobre 2002 ore 12:30….. Boom!


Questa data di diciassette anni fa è la keystone della vita e del lavoro di Bruto: da quel momento in poi sarà sempre prima o dopo

L’incidente!

Prima dell’incidente Bruto era ciò che vi ho appena raccontato, post l’incidente Bruto divenne ciò che è ora.

Cinquantasei giorni a letto.

E pensava alle pipe e alla moto accartocciata.

Cinquantasei giorni senza sapere se avrebbe più lavorato.

E per vari motivi sempre alle pipe pensava.

Poi un anno e mezzo con le stampelle.


Una via crucis fatta di problemi motori e di aggirarsi impacciato in quel laboratorio che ora era silente.

Dove prima vi erano sei persone, ora vi era solo silenzio.

All’inizio una ragazza cerca di rimanere a dargli una mano, ma quella meccanica costruttiva di prima è inguaribilmente rotta, rotta come le ossa della mano sinistra, rotta come la moto.

Paura? Forse!

Il futuro era incerto, per un uomo che aveva sempre lavorato con le mani, non poterle più controllare come prima era frustrante.

Sordini si aggirava il quello spazio, cercando di strappare alla radica pipe, ma in quel periodo era come se io o tu che leggi provassimo a strappar via una pipa da un pezzo di radica: avremmo ottenuto ben modesti risultati.

Intanto sparivano i clienti, visto che non si riusciva a soddisfarne gli ordini.

Raccontato così sembra il viale del tramonto di una star destinata a una brutta vecchiaia fatta di autocommiserazione e scuse.

Bruto Sordini è un  nobile montanaro

non si autocommisera, ma fa l’unica cosa che ha sempre fatto.

Ricomincia a fare pipe, da solo.

Una pipa dopo l’altra.

Da solo.


Riempie il silenzio dentro di lui e nel laboratorio col suono dell’opera e delle macchine.

Una pipa alla volta.

E una pipa alla volta capisce di non essere un dinosauro vecchio ed estinto, una pipa alla volta capisce che i numeri degli anni novanta sono ormai storia passata e il nuovo millennio con se ha portato nuovi numeri: da duemila pipe l’anno a trecento, trecento cinquanta.

Da un piccolo gruppo di persone che si muovevano in accordo fra loro, un unico uomo che scrive un brano solista per due soli strumenti: le sue mani.

E così quello che per molti sarebbe stato un fossato insuperabile, per Don Carlos segna la rinascita e la comprensione delle proprie vere possibilità.

Oggi


Bruto Sordini è un uomo libero e assolutamente indipendente: è un pipemaker che fa pipe e le fa da professionista che festeggia questo 2018 quarantuno anni nel mondo della pipa.

Il suo stile è caratterizzato da alcuni elementi unici e irripetibili: inanzi tutto il suo tornio è a mano; cosa vuol dire?


È un tornio che non ha scalpelli fissi, ma è l’artigiano ad avere lo scalpello (spesso auto costruito) in mano e in questa maniera i movimenti non sono mai obbligati.

I movimenti che Bruto compie modellano la pipa, ogni pipa ha movimenti unici, una danza, un ballo si San Vito; e così fare una biliard precisa e classicissima è difficilissimo!

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Ma Bruto ha le mani che ormai parlano quella lingua quasi per conto proprio e così Sordini può inseguire le sue forme, le sue idee, i suoi nomi, le sue note e creare così pipe che mai prima d’ora si erano viste.

Radica che diviene un materiale duttile nelle sue mani e che restituisce alla realtà un oggetto in perfetto equilibrio con il bosco e la montagna.

Ogni pipa poi viene marchiata con quella che per Don Carlos non è solo un simbolo ma è una missione:

La chiave di violino.

Se Vuole montare un anellino, allora ce ne sono alcuni a disposizione ma quando si vuole rendere la pipa unica, torna il motivo del bosco e della montagna

Bruto usa degli anellini o degli inserti in legno di Bosso che solitamente raccoglie lui stesso.

L’armonia, la bellezza, la totale indipendenza formale da ciò che si conosce già.

E a ben ragionarci questo è il motivo per cui Bruto Sordini, oltre che amico e Pipemaker è semplicemente un uomo soddisfatto di ciò che fa.

Perché alla sua età Bruto Sordini ha trovato come inseguire la bellezza: una pipa alla volta.

Don Carlos

pipe https://www.doncarlospipes.com/ita/doncarlospipes.html

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 Il Signor    Giorgio Lugaresi,   la scrisse così ed io..  la feci mia

Il “fumo lento”, una disciplina distintiva. In fondo mi nasce spontaneo pensare che fumare la pipa un po’ ci distingua. Del resto, anche nelle comunità più antiche, a volte il Capo Tribù utilizzava quel momento per riflettere e prendere delle decisioni. Oggigiorno il fumo è piuttosto demonizzato in tutti i paesi occidentali e questo è dovuto al fatto, ormai accertato, che può provocare malattie anche devastanti. Sono però dell’avviso che fumare la pipa in modo non compulsivo, mi possa aiutare ad “aprire una parentesi” nella giornata dove trovare anche momenti di “fuga dallo stress quotidiano”. A differenza della sigaretta, che normalmente è figlia della stessa marca, la pipa ti porta in un “mondo di esplorazione” che si amplia negli innumerevoli tabacchi. Inoltre, abbiamo anche un’infinità di scelta tra le pipe che spesso reagiscono in modo diverso a seconda dei materiali usati, degli shape, dell’età, del peso, delle dimensioni e le sfumature potrebbero essere quasi infinite. Grazie anche a queste opportunità, fumare la pipa credo che faccia bene e trovo anche inopportuno che sulle confezioni dei nostri tabacchi ci debbano essere diciture così minacciose. Credo che il tabacco per “il fumo lento” dovrebbe essere “trattato” con un peso più consono.

 

Giancarlo Guidi

                La Radice della pipa

Non si comprendono né l'opera né il lascito di Guidi senza aver presente la sua formazione artistica: l'attenzione alla Storia, alla classicità, alle stesse connessioni fra diverse espressioni dell'arte ha sempre caratterizzato il suo lavoro. Altro elemento è la padronanza tecnico-artistica nella lavorazione dei diversi materiali. La radica innanzitutto, dalla quale il Maestro pretendeva il massimo utilizzando solo plateaux di qualità Extra Extra, inventando esclusivi trattamenti di cura e stagionatura, adattando la forma all'andamento delle venature, facendo di tutto per evidenziarle al meglio. E poi le gemme, i metalli preziosi, il corno, l'osso, i legni esotici utilizzati per una miriade di sontuose finiture: così varie e perfette da dare un tocco inconfondibile alle forme classiche di queste pipe le quali, inutile dirlo, sono tutte realizzate rigorosamente a mano.

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🌾 𝐿𝑎 𝑀𝑎𝑠𝑡𝑟𝑜 𝑅𝑢𝑑𝑦 𝐴𝑟𝑡𝑖𝑔𝑖𝑎𝑛𝑎 𝑜𝑔𝑔𝑖 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑆𝑝𝑎𝑔𝑛𝑜𝑙𝑜 𝑇𝑜𝑚𝑒𝑢 𝑆𝑒𝑙𝑙𝑒𝑟 𝑛𝑒𝑙 𝑏𝑙𝑜𝑔 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 " https://pipasytabaco.es/ "

https://pipasytabaco.es/rodolfo-sanchini/

A titolo di introduzione

C'è una nuova voce in questa sezione, questa volta al di fuori del progetto Encadenados , ma suggerita da esso. Quando ho dato voce a Bruto Sordini , ci ha raccontato di uno che si chiamava Rodolfo con queste parole:

" Molti pomeriggi Rodolfo (il più visionario degli artigiani pesaresi) veniva in bottega e ogni volta qualcosa di diverso gli pendeva dalla bocca, qualcosa di mai visto prima, che mi lasciava sempre a bocca aperta ".

Chi era questo Rodolfo di cui parlava Bruto? Ebbene, dopo essermi messo sulle sue tracce sono riuscito a trovare chi aveva la risposta e oggi parleremo di un personaggio noto nell'ambiente dei maestri artigiani della pipa Pésaro, che è sempre rimasto nell'ombra. Un personaggio creativo, innovativo e modesto che conosceremo meglio grazie alle parole del fratello Paolo e del genero Florindo Formichetti. Sfortunatamente, ci ha lasciato il 10 febbraio 2020 all'età di 81 anni.

Rodolfo Sanchini nelle parole del fratello Paolo

Quello che scriverò è un racconto in omaggio a mio fratello… Mastro Rudy .

Due fratelli e un amico intrecciano le loro vite tra nuvole di fumo e odore di legno. Nella seconda metà degli anni Settanta mi sono trovato in una situazione estrema in cui, a causa del superlavoro, mi sarei dovuto rivolgere a uno psichiatra. Fare? Ho sempre creduto che il lavoro manuale sia il modo migliore per ritrovare la serenità e l'equilibrio che spesso si perdono nel caos della vita moderna. A quel tempo esisteva ancora la vecchia falegnameria di mio nonno “Guerrino” , un saggio d'altri tempi e un fantastico ebanista che all'inizio del XX secolo, tra l'altro, vinse il titolo di miglior ebanista dell'anno nel città di Boston dove era emigrato come tanti italiani.

Parte del testo manoscritto di Paolo Sanchini qui riprodotto in traduzione

La bottega era composta da due stanze, una con il classico banco da falegname che aveva costruito con le sue mani, con gli scaffali pieni di un'autentica collezione di attrezzi da lavoro portati dagli Stati Uniti quando tornò in Italia dopo la sua seconda esperienza lavorativa in quella paese.

Una volta presa la decisione, ho iniziato ad andare in officina nel tempo libero. Sia io che mio fratello Rodolfo siamo nati e cresciuti tra trucioli e odore di legno, nella fabbrica di mobili da cucina della nostra famiglia. Lavorare con il legno e costruire mobili mi ha fatto sentire meglio. Un giorno, mentre stavo costruendo un tavolo in noce dove dovevo mettere l'acquario a casa, è venuto a trovarmi mio fratello, che d'ora in poi chiamerò Mastro Rudy. Mi raccontò dell'amico Giancarlo Guidi , fondatore del Mastro de Paja e di Ser Jacopo della Gemma, e mi disse che gli aveva chiesto di studiare un bugnato particolare per le sue pipe Mastro de Paja. L'ho trovato interessante e abbiamo deciso di farlo insieme.

Irruvidire un tubo può sembrare una cosa semplice, ma ottenere una finitura in grado di sostituire la sabbiatura era un'altra questione. Dopo aver costruito e testato diversi attrezzi, abbiamo realizzato i primi campioni e da quel momento fino all'inizio degli anni '80 le rustiche di Mastro de Paja erano esclusivamente di Mastro Rudy. Giancarlo Guidi, che era una persona intelligente e furba, comprese subito le potenzialità di Mastro Rudy e tra loro nacque una collaborazione attiva che proseguì, senza interruzioni, fino alla morte di Giancarlo nei primi anni 2000, e anche successivamente con il nuovo proprietario. Di Ser Jacopo della Gemma quando abbiamo le informazioni. L'intera carriera di Mastro Rudy nel mondo delle pipe è stata basata sulla passione e sul piacere di far funzionare le sue mani d'oro e sulla sua creatività. Infatti,

Con i materiali che Giancarlo Guidi gli ha fornito, Mastro Rudy ha iniziato a produrre le sue prime pipe per uso personale. Molti dei modelli Mastro de Paja sono ispirati alle pipe personali di Mastro Rudy. Fino ai primi anni '80, ho capito che nessun produttore di pipe al mondo ha praticato fori curvi. Nel 1978 Mastro Rudy diede alla luce la sua prima zucca di erica. Con il motore della lavatrice e altre parti di recupero avevamo costruito una macchina per forare una curva, ma gli elementi principali per un buon risultato erano senza dubbio le mani ei polsi di Mastro Rudy.

Nel 1981, a causa di disaccordi con il compagno, Giancarlo Guidi lascia il Mastro de Paja e nel 1982 fonda Ser Jacopo della Gemma. Per qualche tempo Mastro Rudy ha continuato a collaborare sia con Mastro de Paja che con Ser Jacopo della Gemma, ma ad un certo punto ha scelto l'amico Giancarlo. Gli esordi di Ser Jacopo furono difficili e abbastanza complicati ma Giancarlo, con il suo amico invisibile al suo fianco, riuscì a superare tutti gli ostacoli. Un giorno Giancarlo vide la macchina curva di Mastro Rudy e, senza pensarci due volte, ne fece una copia facendone una molto sofisticata, ma non riuscì a copiare il polso e le mani di Mastro Rudy. Alla morte dell'amico Giancarlo, il dolore della perdita fu addolcito per Mastro Rudy dal fatto che il nuovo Maestro di Ser Jacopo era suo figlio Simone.

Di recente Mastro Rudy ci ha lasciato, ma solo fisicamente, per intraprendere l'ultimo viaggio. Sono certo che stai osservando con piacere e orgoglio la nascita del Mastro Rudy Artigiana che si adopererà per rendergli omaggio con le sue creazioni.

È difficile trasmettere la passione di Florindo Formichetti . Parlare con lui significa rendersi conto che lascia "qualcosa di più" delle sue mani sulle pipe che fa. È sposato con Sabrina Sanchini , figlia di Rudy, con la quale ha avuto uno stretto legame. Con le conoscenze che ha trasmesso, i suoi strumenti e molto rispetto per il suo lavoro, desidera continuare la tradizione di famiglia. E lo fa con molta energia, senza segreti e con uno spirito molto mediterraneo.

Il suo lavoro può essere seguito tramite Facebook o sul seguente sito web, che mantiene molto attivo:

https://florindoformichett.wixsite.com/mastrorudyartigiana


Finire

Devo ringraziare Florindo per il suo coinvolgimento in questa entrata e la passione e l'energia che trasmette. Devo prendere uno dei suoi tubi, che risolverò a breve.

Mi è piaciuto molto preparare questo testo e poter dare visibilità a qualcuno che era sempre nascosto sotto il mantello degli altri. Spero che il tempo, e pubblicazioni come questa, ti collochino nel posto che meriti.

 
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Disegno by  Cacchiarello Jvan

Mettiti comodo.. accendi la tua pipa... 
La Mastro Rudy Artigiana crea cose semplici ma
piene di significato

 
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Prima di rispondere a una domanda, dovreste sempre accendere la vostra pipa.
Albert Einstein

 
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siediti
mettiti comodo
accendi la tua pipa...

Si è aperta la scatola dei giochi del Mastro Rudy e una lettera d'amore è uscita fuori.

 
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Si apre la scatola dei giochi
della Mastro Rudy.. nuove idee

.... dobbiamo essere grati alle persone che ci rendono felici.
Sono i premurosi giardinieri che fanno fiorire la nostra anima.
" Jvan Cacchiarello "

 
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Rieti, Cacchiarello Jvan desing

           @jvanuccio_81

Sono dell'opinione che se vuoi crescere interiormente in questo mondo devi metterti in gioco con la tua personalità, il tuo senso dell'umorismo e soprattutto il tuo cuore. Questa convinzione mi ha spinto a creare Mastro Rudy  Artigiana nel 2020.

Da allora il blog

è cresciuto anche con l'amore e la passione di mio cugino Jvan Cacchiarello (lontano ma vicino)

@jvanuccio_81

disegnatore come me di opere uniche e si è guadagnato un seguito di lettori fedeli. Ti invito a esplorare il mio sito, scoprire le mie passioni e gli articoli che ti interessano di più. Ti invito a metterti comodo, accendere la tua pipa e rilassarti nel conoscermi nell'artigianato fatto a mano e con prodotti tutti di prima qualità di questa nostra amata Italia.

 
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Costruzione e storia della sacra pipa nativi d'America Grandi Pianure

L'uso cerimoniale del tabacco era molto diffuso nell'America settentrionale e in qualche modo era associato al soprannaturale; si riteneva che il rito del fumo elevasse i pensieri fino agli spiriti superiori, unendo l'uomo, legato alla terra, al cielo che lo sovrastava.



Le pipe degli indiani delle Pianure venivano realizzate in diverse pietre adatte ad essere lavorate – calcare, steatite e clorite – ma la prediletta era la pietra rossa reperibile nel territorio dell'attuale Minnesota; fu chiamata catlinite dal nome del famoso pittore George Catlin che visitò il Minnesota nel 1847 e ne riportò un frammento per sottoporlo ad esami scientifici. La pietra era nota agli indiani della regione fin dalla preistoria e prima del 1700 circa si trovava nel territorio degli Oto e degli Iowa, ma in quel periodo i Sioux si impadronirono del giacimento di cui, alla metà del XIX secolo, erano gli unici proprietari; le pipe, rozze o finite, venivano cedute alle altre tribù.

Le pipe degli indiani dell'America settentrionale sono state dapprima divise in due tipologie a seconda della forma: un tipo tubolare, il cui fumo si muove su un unico piano, un secondo a gomito a cui invece il fumo si sposta su due piani. Entrambi i modelli erano diffusi nelle pianure ancora in Periodo Storico. In seguito, la classificazione è stata ampliata, distinguendo le cinque forme più comuni: la pipa tubolare o dritta, la Micmac modificata, quella a gomito, la pipa sporgente in avanti con fornello svasato e la pipa calumet o a forma di T rovesciata.

Un certo numero di queste pipe presentava un aspetto particolarmente elaborato e si ornava di figure di animali o di uomini; alcuni degli esemplari di pipa più belli di questa categoria vennero prodotti dai Sioux e dai Pawnee. George Catlin sostenne che i Pawnee erano forse la “più ingegnosa” fra le tribù delle Pianure nella produzione di pipe. I fornelli figurati appaiono di elevata qualità artistica e le sculture di animali e di uomini venivano eseguite in modo che guardassero il fumatore. Alcune proponevano addirittura tematiche sociali, illustrando per esempio gli effetti dell'alcool sui nativi.

L'intaglio di una pipa nella catlinite o in un'altra pietra era una impresa assai difficile e, prima che gli europei introducessero strumenti di ferro, la lavorazione era effettuata usando la silice o altri materiali molto duri; il fornello veniva estratto da un blocco di pietra e l'eccesso eliminato; i fori per il tabacco e la cannuccia costituivano un problema particolare e Catlin annotò: “Gli indiani praticano il foro del fornello usando come trapano un bastone molto duro, che sia delle dimensioni desiderate e, tenendo nel foro un po' di sabbia abrasiva con sabbia praticano il foro”. Poi i fornelli ricevevano finalmente la forma ed erano levigati con silice, mentre quarzite, sabbia fine, midollo di bisonte o grasso di altri animali servivano per la lucidatura dell'oggetto.

Il fornello Micmac modificato derivò il suo nome dal fatto che gli europei videro fumare questo tipo di pipa dai Micmac della Nuova Scotia. La circolazione dei prodotti contribuì alla sua diffusione ad ovest, dove venne usato dai Cree delle Pianure, dai nativi Crow, dagli Assiniboin e in particolare dai Blackfeet, sebbene in stili leggermente diversi, tutti però con il fornello simile ad una ghianda rovesciata con base a chiglia. Evers trovò che questa forma di pipa Micmac modificata veniva ancora prodotta nel 1947: ne ottenne una dal suo informatore e interprete Piegan, Reuben Black Roy, il quale l'aveva fabbricata da poco.

Assomigliava molto a una pipa disegnata più di un secolo prima (1833) da Carl Bodmer, secondo il quale essa era quella che i Blackfeet chiamavano “vera pipa”. Ovviamente la tecnica di manifattura aveva subito diversi cambiamenti: Reuben aveva usato una matita per tracciare la forma del fornello, un seghetto per abbozzarlo, una morsa di legno per tenere ferma la lastra, un trapano per praticare i fori, una raspa di legno per ottenere la forma finale e carta commerciale per levigare l'oggetto finito. Per la brunitura aveva invece seguito sistemi più tradizionali: aveva acceso un fuoco di ramoscelli verdi tenendovi sopra il fornello per circa 15 minuti, dopo aver infilato un bastoncello nella cannuccia. Appena la pietra era tornata fredda, ne aveva strofinato la superficie con le mani, rendendo la pipa liscia e lucida.

Molte delle pipe descritte erano fornite di cannucce che, per scopi cerimoniali, potevano essere lunghe 1-1,3 metri, in genere erano di abete, di quercia o di hickory, il midollo centrale veniva bruciato con un filo rovente. Ma era anche possibile spaccare la cannuccia nel senso della lunghezza, estrarre il midollo, poi riattaccare assieme le due metà come invece avveniva per i flauti. Le cannucce piatte erano le più diffuse nelle pianure centrali, mentre quelle tonde erano le preferite nelle tribù settentrionali. C'era anche chi usava “cannucce a puzzle” e, in questo caso, solo l'autore conosceva il vero percorso del fumo che zigzagava dal fornello al bocchino, passando oltre i disegni decorativi e simbolici scolpiti sulla cannuccia.

Nel tipo a spirale, le cannucce rotonde venivano intagliate con coltello e lima, ottenendo a volte una spirale doppia. Abbastanza spesso, le cannucce erano decorate con aculei di porcospino, in genere con la cosiddetta tecnica a intreccio con decorazioni aggiuntive di crini di cavallo, penne, becchi e pittura. Anche se si ritiene che sia il fornello, sia la cannuccia fossero dotati di poteri sacri, la pipa in sé non poteva manifestare le sue proprietà finché le due parti non fossero state unite, quando la pipa non veniva usata, cannuccia e fornello venivano tenuti separati e conservati in una borsa, ornata di motivi a perline e aculei di porcospino.